Per parlare della virtù e arrivare alla Generosità anzitutto dobbiamo sradicare il concetto: generosità è “dare molto”. Ciò che conta nella virtù non è tanto la quantità ma la qualità, il modo, lo Spirito. Perciò la prima difficoltà è uscire dalla mentalità commerciale dominante che equipara l’abbondanza al successo.

PRIMO PASSO: Per iniziare il nostro percorso, nella catechesi, siamo partiti dalla realtà: il bambino è autocentrato. Tutti i “fratelli maggiori” hanno confermato la difficoltà del rapporto con i “fratelli minori” sulla questione del “MIO” e del fatto che “il minore” è invadente e si appropria indebitamente dei giochi, dell’affetto dei genitori e poi quando si cerca di riequilibrare le cose, quello fa la vittima e i genitori mi puniscono (tutte bellissime testimonianze dei ragazzi). È utile secondo me che queste piccole sofferenze siano condivise nel gruppo. I “fratelli minori” e i “figli unici” presenti hanno ascoltato in rispettoso silenzio. Qui li abbiamo coinvolti: Vi rendete conto che ogni bambino è così? Vi rendete conto che tutti siamo nati così? Questo avviene per il Peccato Originale e liberarsi dal MIO vuol dire diventare adulti. La virtù della generosità si può apprendere diventando adulti. Il bambino dice “è mio”, l’adulto che sa essere generoso: dice “è nostro” con responsabilità: lo sperimentate in famiglia con i vostri genitori. Allora, “fratelli maggiori”, non prendetevela se i genitori vi richiamano come responsabili per i litigi dei giochi: ti stanno dicendo implicitamente: “sii generoso”, “diventa adulto”, viene in mente 1 Cor 13,11 “Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.”

È onesto dire, perché questo articolo lo leggeranno soprattutto i genitori, che nell’incontro di catechismo Generosità è stata intesa nella sua idealità più pura, senza distinzione di “generosità verso gli uomini” o “generosità verso Dio”. Si è messo al centro il “cuore generoso” e rapportandosi all’esperienza umana di Gesù si è tratta la conclusione che la vera Generosità è quella illuminata dal rapporto con Cristo che purifica le intenzioni.

SECONDO PASSO La premessa precedente è necessaria per non scadere nell’idealismo di questo secondo passo: a fianco la slide che condanna la calcolatrice e il metro. La calcolatrice all’inizio è stata intesa come strumento per contare la quantità (pensiero del MIO) con difficoltà si è riusciti a porre l’attenzione al calcolo: non è generosità se dono per avere un conta contraccambio; se cerco la mia utilità, questo è un’investimento, non un dono.

Il metro invece significava il limite: io dono fino a qui, più in là non vado. Per spiegare questa caratteristica della generosità l’esempio più calzante che mi è venuto è quello dei genitori che accolgono la vita. Alla vostra nascita se i vostri genitori avessero usato la calcolatrice (cosa mi costerà questo figlio?) e il metro (io lo accudisco fino ai 18 anni poi si arrangia!): non so se sareste nati, non è questa l’esperienza che vivete, preparatevi ad essere generosi e a “non usare mai la calcolatrice ma a vivere“. Se ci fosse la generosità con il metro ci sarebbe l’egoismo zavorra che ci tiene imbrigliati, non si va tanto più in là.

IL TERZO PASSO è stato leggere il vangelo e valutare concretamente i recipienti pieni, mezzi pieni o semi vuoti. Quando devo dare qualcosa quale deve essere il mio atteggiamento: cosa ci insegna Gesù? allora abbiamo letto Lc 6,36-38 “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio“. La misura sia buona (qualità), pigiata (faccio di tutto per riempire, il mezzo vuoto non basta), scossa (usando la forza di gravità facciamo uscire anche l’aria residua perché il dono “sia vero” e non “gonfiato”) colma e traboccante (riempita fino all’orlo, non sovrabbondante da sommergermi ma che esprima pienezza, totalità). Questa è la misura dell’amore di Dio che è già pronto per noi però: cosa diamo? come diamo? Col gruppo del venerdì abbiamo fatto il gioco del riversare in grembo (una misura di pellet) da grembiule a grembiule immedesimandoci nelle persone come le vedeva Gesù che andavano al mercato e portavano a casa in grembo il grano o la farina acquistata. Comunque il concetto è che se imbroglio me stesso nella generosità non avrò accesso alla generosità di Dio. a ribadire la conclusione la bella storiella di Bruno Ferrero: “La Festa al Castello”

Il villaggio ai piedi del castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del castellano che leggeva un proclama nella piazza.
“Il nostro signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del castello che è vuota…”.
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietrofront e scortato dalle guardie ritornò al castello.
Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi.
“Bah! E’ il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio… Io porterò un bicchiere d’acqua, e sarà abbastanza!”.
“Ma no! E’ sempre stato buono e generoso! Io ne porterò un barile!”.
“Io un… ditale!”.
“Io una botte!”.
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello.
Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua. Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio.

La processione entrò nel cortile del castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, verso la sala del banchetto.
Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti.
“E la sorpresa promessa?”, brontolarono alcuni con disappunto e delusione.
Altri dimostravano una gioia soddisfatta: “Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!”.
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero allora delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e rabbia.
I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro!
“Ah! Se avessi portato più acqua…”.

Giovedì e Venerdì prossimo la Generosità seconda parte …

About Don Fabrizio Ghisoni

prete dal 2002, dal 1 settembre 2013 in servizio a Soncino come Vicario con Don Mario Marinoni e don Angelo Guerreschi Parizzi fino al 19/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi dal 26/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi, il diacono Raffaele Ferri dal 1 ottobre 2015 fino a maggio 2017 a Soncino e Casaletto di Sopra con Don Mario Marinoni, don Massimo Cortellazzi fino al 09/07/2017 con Don Giuseppe Nevi e don Massimo dal 17/09/2017 ad oggi

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