Il freddo non esiste

Lunedì mattina, a colazione durante l’Avvento in Oratorio, per arrivare alla saletta calda dove si consuma il pasto bisogna passare per il gelido porticato che si affaccia sul cortile. Così che nel parlare Giovannina (nome di fantasia per la privacy) dice: “io preferisco il caldo”. Mi è venuta in mente la massima che qualcuno attribuisce addirittura ad Einstein: “il freddo non esiste”. Quando ho detto a Giovannina che la sua affermazione era banale: “è ovvio che preferisci il caldo perché il freddo non esiste”, ha accettato con garbo la mia osservazione. Solo dopo la mia insistenza sull’argomento ha risposto con la sicurezza tipica delle bambine che hanno studiato: “non mi pare che il freddo non esista anzi …”  guardandomi sottecchi con sguardo compassionevole. Purtroppo l’ora tarda (bisogna essere comunque a scuola alle 7.59 anche se si viene a fare la preghiera e la colazione in oratorio) non mi ha permesso di spiegare a Giovannina cosa intendevo, cerco di rimediare qui.

La consapevolezza che il freddo non esiste è una verità scientifica che però è chiarissima se spiegata con la metafisica. Il freddo non esiste perché non è una entità. In quando non è ente non agisce e perciò non è fisicamente misurabile. Conclusione a livello scientifico (la materia è la fisica) il freddo non esiste: quello che chiamiamo freddo è solo un calore un po’ più basso di quello del nostro corpo.

Quando nel secolo scorso si è trovata la soglia in cui le molecole perdevano ogni calore si è detta quella soglia lo Zero assoluto (−273,15°) il punto in cui non c’è nessun calore, nessuna energia in nessun atomo. Se tutto è fermo a zero energia abbiamo lo zero assoluto che non potrebbe essere definito “freddo” perché è la semplice mancanza di qualsizasi forma di energia, l’assenza di qualcosa semplicemente non è.

Tutto ciò mi ha fatto pensare alla fede e al rapporto con Dio perché spesso nel linguaggio religioso e nel linguaggio umano “ci si scalda per qualcosa” e “infiammarsi” fa parte della parte passionale di ognuno tanto che spesso occorre “gettare acqua sul fuoco” per evitare incendi relazionali. Le stesse relazioni sono definite “fredde” o nel rapporto con Dio si arriva a dire “mi scalda il cuore” oppure “mi lascia freddo, indifferente”.

Quando il pensiero di Cristo che si incarna, di Dio che si fa uomo non scalda il cuore: cosa significa? Non può essere che il cuore è un po’ freddo: il freddo non esiste. Allora l’unica spiegazione è l’assenza di calore, l’assenza di amore. Magari ci si abitua a non scaldarsi per nulla perché il calore richiede energia, dona energia ma anche la consuma … ipotizzo che qualcuno, a livello religioso, sopravviva in ipotermia spirituale. L’ipotermia è l’abbassamento della temperatura corporea sotto i 36° gradi abituali, si può scendera al massimo a 32° senza morire.

Per non finire in ipotermia spirituale in questo periodo è bene tornare alla grotta dove il calore della famiglia di Betlemme senz’altro sarà contagioso e rigenerrante.

Facciamoci un nodo Blu

Bello il fatto che le istituzioni promuovano una campagna di sensibilizzazione sul bullismo, questo ci permette di avere del materiale oggettivo che arriva da uno Stato, quello Italiano che definisce gli standard educativi per i suoi cittadini.

Accettare questi standard significa diventare civili, rifiutarli significa restare un passo indietro e il tema del bullismo è estremamente importante nel nostro borgo. Dal mio punto di osservazione (scuola e oratorio) sono da sempre molto preoccupato ma tutte le volte che ho accennato al problema mi è parso di essere guardato con sospetto … in fondo sarebbe difficile ammettere che nel nostro paese la comunità adulta non riesca ad arginare i bulli, perciò il solo ipotizzarlo diventa quasi un’offesa.

Allora parliamo di dati statistici: 40 alunni delle medie (2 classi) nel leggere insieme il documento del ministero dell’Istruzione QUI alle parole: “Ma quali sono i rischi in qui possono incorrere i ragazzi online? Ad un primo livello troviamo i cosiddetti “rischi di contenuto”, come ad esempio imbattersi in siti con immagini o parole che possono turbarli o infastidirli (è capitato da qualche volta a molto spesso a circa il 46% degli intervistati), ricevere eccessiva pubblicità durante la navigazione in rete (80% dei ragazzi), o ancora giocare a videogiochi violenti o non adatti alla loro età (è successo a più del 30% degli intervistati).” Si sono messi a ridere: “il 30%? Tutti giocano a GTA” non fa nulla se sulla confezione c’è +18. “È bello”. Come è bella la violenza. L’immaturo cosa preferirà: costruirsi un mondo di violenza dove le gerarchie sono chiare e basete sulla forza o relazionarsi e confrontarsi civilmente nella fatica di accettare gli altri e farsi apprezzare per le qualità positive? (Articolo su GTA V politically correct: genitori vigilate, è un gioco, è un’opera darte, è fatto per adulti: se vostro figlio diventa un bullo sono cavoli vostri).

Puntare sulla forza: disprezzo delle regole, rifiuto dell’educazione, solo il corpo è importante e il più forte ha sempre ragione anche se fa il prepotente sembra l’humus perfetto perché cresca il bullismo. Queste idee sono considerate normali dall’ 80% degli alunni che ho intervistato (“Perché oggi è così”). Ipotizzo se fosse l’idea dell’80% degli adolescenti soncinesi? Se troppi adulti si rassegnassero a confermare “Anche ai miei tempi c’è sempre stato qualche bulletto” allora il problema continuerebbe ad essere ignorato. GTA V è un gioco vietato ai minorenni perché è dimostrato che li spegne, li devasta nella loro capacità sociale perché è inserito in un mondo di violenza senza regole: se questo gioco viene accettato come normale tra i ragazzi e gli adulti non se ne accorgono allora possiamo fare tutti i nodi blu che vogliamo ma forse ci accontenteremo soltanto che nostro figlio/a non sia la vittima: se fosse il complice silenzioso allora andrebbe bene? Se ci fosse qualcuno che “fa la vittima” c’è un problema Bullismo o il problema è “la vittima” che non sa stare allo scherzo. “In fondo li abbiamo subiti tutti“. Leggi tutto “Facciamoci un nodo Blu”