La Pieve di S. Maria Assunta è situata in una tranquilla piazza posta dietro il Palazzo Pubblico.

Secondo le fonti storiche, l’erezione di un primo edificio di culto a Soncino risale al V secolo.  Quando i Longobardi nel 605 conquistarono Cremona, il Vescovo Anselmo si trasferì alla Pieve e vi si trattenne fino al 615.

La chiesa attuale è il risultato di varie modifiche, dall’originario impianto romanico a basilica del secolo XII, alla ristrutturazione del 1580 per adattarsi alle nuove norme liturgiche stabilite dal concilio di Trento e a quelle dopo il terremoto del 1802.

La facciata si presenta in cotto, divisa in tre parti, con possenti pilastri angolari sormontati da pinnacoli, un grande rosone centrale e l’ingresso protetto da un protiro sostenuto da due colonne in pietra su due leoni.

In epoca tardo rinascimentale la chiesa venne interamente affrescata dai cremonesi Coronaro (1585) ed Uriele Gatti, il quale, nel 1589, dipinse la controfacciata.

L’epoca barocca lasciò un Coro Allungato (1601-1615) e le Cappelle Laterali e dopo il terremoto del 1802 che danneggiò seriamente la chiesa, verso la fine de secolo venne restaurata e ampliata.

Le navate e le cappelle meridionali furono conservate, come pure il campanile, mentre il muro settentrionale venne rettificato e la facciata venne riportata al suo presunto aspetto medioevale.

Il bel campanile, a canna quadrata, è alleggerito da monofore e bifore scalari, con cuspide conica su cui poggia la statua della Madonna Assunta, opera moderna di Antonio Ferrarotti, in sostituzione della precedente, rovinata da un fulmine nel 1952 e ristrutturata dopo che un’altro fulmine la fece crollare nel 2001.

L’interno, in stile neogotico, è solenne nella vivace decorazione del 1897.

La cupola è decorata dalla grande Teofania, preceduta dai Santi protettori di Soncino, Martino e Paolo.

Sugli archi del tiburio sono rappresentati la Madonna Assunta con gli Angeli, il Cristo Risorto, S. Pietro, papa Leone XIII ed altri santi, entro medaglioni su fondo dorato in finto mosaico.

Negli archetti della cornice in cotto una serie di piccoli Santi invitano a guardare il bellissimo cielo stellato della cupola.

Partendo dalla navata destra, troviamo raffigurante la Madonna col Bambino adorata dalla Beata Stefana Quinzani.

La prima cappella, dedicata all’Immacolata Concezione, venne edificata nel 1631 quale voto per la fine della peste.

Con il soffitto a cupola, presenta un altare barocco in marmi policromi con una statua della Madonna Immacolata, in legno, intagliata nel 1759 da Antonio Ferretti.

La cappella della Santissima Trinità, edificata nel 1845 dal Visioli, in stile neoclassico, ha un grande vano quadrato preceduto da un arco con cupola, che poggia su colonne corinzie.

L’altare neoclassico contiene un dipinto della fine del XVI secolo, raffigurante la Trinità con Angeli e Santi, opera del cremonese Uriele Gatti ed un dipinto di Angelo Massarotti, risalente al XVII secolo, raffigurante La Buona Morte.

La cappella del Santo Presepe costruita nel 1610, per onorare la reliquia della mangiatoia della sacra grotta, venne distrutta da un incendio e ricostruita in stile neoclassico con una pala d’altare in legno che raffigura una Natività de pittore e storico Francesco Galantino di Soncino.

Un meccanismo manuale, consente di fare scorrere la pala rivelando un armadio contenente il Crocifisso della Beata Stefana Quinzani.

Sulla parete sinistra si trovano i dipinti raffiguranti la Madonna del Rosario ed i Quindici Misteri del Rosario, in una cornice intagliata e dorata, opere secentesche del bergamasco Enea Salmeggia detto il Talpino.
Sopra la porta della sacrestia, vi è da ammirare un dipinto raffigurante Vespasiano che fa liberare Giuseppe Flavio dalle catene, opera secentesca del fiammingo Mathias Stom.

In sacrestia si conserva un affresco proveniente dalla facciata del distrutto Oratorio di S. Bernardino raffigurante la Madonna col Bambino tra san Bernardino da Siena e il Beato Pacifico Ramati, opera del lodigiano Francesco Carminati che lo eseguì intorno al 1530.

In fondo alla navata destra si trova l’altare dedicato a S. Antonio da Padova.

L’altare maggiore è un’opera pregevole in marmi policromi intarsiati, eseguito nel 1667 da Bartolomeo Manari da Gazzaniga, mentre l’alzata è opera eseguita nel 1747 da Paolo Bombastoni e Pietro Sanguinelli.

Nel coro, le finestre con vetrate che raffigurano la Madonna Assunta adorata dagli Angeli, furono realizzate nel 1854 da Giuseppe Bertini e  diciannove stalli neogotici con colonnine tortili.

Le pareti ospitano tre dipinti provenienti da altari distrutti: a destra il Martirio di S. Vittoria, opera del ravennate Matteo Ingoli che la eseguì nella prima metà del XVII secolo.

Il dipinto venne realizzato come pala per la cappella costruita nel 1610 da Orazio Guarguanti, medico, filosofo, astrologo e musico che risiedette a lungo a Venezia.

Al centro dell’abside è posta una Incoronazione della Vergine, opera cinquecentesca di Uriele Gatti, mentre a sinistra troviamo S. Rosalia, del soresinese Gian Giacomo Pasini che la dipinse nel 1630 quale ex-voto per implorare la cessazione della peste.

Percorrendo la navata sinistra, possiamo ammirare la cappella dedicata a S. Luigi Gonzaga con un bell’altare in marmi policromi ed una pala raffigurante il santo, opera del soncinese Angelo Monti.

Nella stessa cappella troviamo un dipinto di Cesare Ceruti, raffigurante la Madonna col Bambino in gloria ed i Santi Giovanni Batista, Girolamo, Caterina d’Alessandria e Francesco che presenta la committente Olimpia Foresti Vacani, opera eseguita nel 1604.

Il dipinto, un tempo situato nella cappella di S. Francesco fatta erigere dalla Vacani, venne in seguito qui trasportato.

Lungo il muro della navata sono addossati due altari neogotici della Madonna del Rosario e della Madonna Addolorata, oltre a quello neoclassico di S. Giuseppe.

Sopra l’antico fonte battesimale possiamo ammirare un bell’affresco degli inizi del XVI secolo raffigurante la SS. Trinità.

La particolare iconografia del dipinto con le Tre persone assolutamente identiche indussero le autorità ecclesiali durante la Controriforma a far coprire l’immagine, ritrovata nel 1843 durante i lavori di rifacimento della cappella.

Nonostante non vi siano indizi certi, l’affresco dovrebbe essere di un pittore di Soncino probabilmente di Alberto Scanzi o del figlio Francesco.

Il battistero rinascimentale, posto in fondo alla navata, presenta una coperta lignea neoclassica.

Pregevoli nella chiesa sono i confessionali in radica, addossati alle pareti laterali e realizzati nel 1771.