Insoddisfazione e adolescenti … per condividere alcune idee.

By Don Fabrizio Ghisoni

Anzitutto la scoperta iniziale: per i millenials non ci sono più i gruppi.

Sembra una banalità ma è una realtà estremamente seria che cambia i rapporti e complica o semplifica in maniera decisiva la ricerca dell’identità. Per introdurre il tema ho proposto il piccolo scheck del film di Verdone, “Io loro e Lara” dove si immedesima in un missionario in crisi che ritorna a Roma dall’Africa trovando però la sua famiglia, in cui cercava conforto, immersa in una crisi peggiore della sua. Eccolo:

Gli Emo i nostri millenial sanno chi sono ma confessano “non ci sono più”, almeno “non sono riconoscibili“. Oggi non c’è più l’eterna dicotomia che permette di polarizzarsi e di mettersi alla prova: non c’è più la necessità di scegliere da che parte stare. Qualche hanno fa c’erano gli Emo contrapposti ai Truzzi, poco prima i Gabber contrapposti ai Warrion, qualche hanno prima, i loro genitori erano o paninari o metallari, i nonni erano hippie o yuppie, ma questa generazione iperconnessa non ci mostra con l’abbigliamento la sua cultura (tecnicamente tutte quelle elencate prima sono sottoculture). Sono passati solo 8 anni e tutto quello che si diceva riempiendo i manuali di sociologia e di pastorale giovanile sembra semplicemente preistoria.

Perché in così poco tempo quella che era spacciata come “esigenza giovanile” non si riscontra più? Due le ipotesi: i ragazzi oggi sono così confusi dal frastuono che non vogliono farsi un’idea, semplicemente attendono “senza partecipare”, oppure hanno scelto la loro (sotto)cultura ma descrivono la loro identità solo nel virtuale, con le persone scelte con cui condividono interessi, foto e passioni, il tutto “saggiamente” in privato, al riparo dagli occhi indiscreti del web (Snapchat ha fatto scuola).

L’argomento è stato introdotto dalla lettura di un articolo che pone l’attenzione su ciò che manca per essere felici ed elenca le cause dell’insoddisfazione: il perfezionismo, la difficoltà a vivere le emozioni e l’atteggiamento di chi si rassegna a considerare la felicità come qualcosa che “deve ancora arrivare“. Sono atteggiamenti non soltanto psicologici ma dal profondo valore interiore.

Il perfezionismo è sbagliato perché è impossibile essere perfetti. Perciò per non avere una vita frustrata: “impara ad amare i tuoi difetti“, la tua unicità. Non è possibile confrontarsi nel web con tutto il mondo senza uscirne sconfitti. Non per questo ciascuno è autorizzato a pensare di non valere nulla o che sia valido solo ciò che fa perfettamente. Viene in mente san Paolo “la legge  uccide“,  e tante prediche di don Giuseppe “non bisogna essere bravi“. Ma uscire da questa pressante richiesta ad essere migliori non è facile, soprattutto nella nostra società (anche quella soncinese) iper-competitiva dove ci si accontenta di apparire “migliori di …” perché chiedersi “chi sono io?” e “a cosa sono chiamato dal Signore?” è troppo impegnativo. Nella ricerca del perfezionismo si innesta l’orgoglio, la superbia come peccato interiore oltre che causa dell’insoddisfazione. Quando io mi reputo “grande” mi vieto di accontentarmi perché qualora imparassi ad amare quello che ho vorrebbe dire che mi accontento, io “merito di più” e perciò se godessi di quello che ho “valgo poco”: è la logica demoniaca che rende sempre insaziabili e perennemente insoddisfatti ma anche cinici e cattivi.

Per disinnescare questo discorso ci siamo domandati a che punto stiamo con l’autostima e la disistima, mi sopravvaluto o mi sottovaluto? Si nota che l’incertezza si sposta sul concetto di valore: Cosa è valore? Quanto valgo? Rispondere a questa domanda è difficile ed emerge l’andazzo a mettere in mostra tutto il “valore materiale” che si ha. Il vestito della festa non esiste: è sempre festa e se ho qualcosa di bello o prezioso non aspetto nessun evento per mostrarla, non mi preparo a nulla, la vita si appiattisce nella continua ricerca di essere il più possibile sulla cresta dell’onda, ora sognano di raggiungerla (i famosi 5 minuti di celebrità a cui tutti hanno diritto), poi quando non potranno restarci l’insoddisfazione sarà in agguato.

Appello ai genitori: disinneschiamo la competizione, insegniamo a dar valore a quello che abbiamo (anche l’Oratorio che abbiamo oggi è un valore ma purtroppo è sottovalutato e scartato), insegniamo a vivere il quotidiano (non la festa) come la cosa più bella che abbiamo, liberiamolo dal “dovere fare” per permetterci di “essere contenti” della vita che abbiamo in uno dei Borghi più belli d’Italia. 

 

 

 Category: Catechesi Oratorio
About Don Fabrizio Ghisoni

prete dal 2002, dal 1 settembre 2013 in servizio a Soncino come Vicario con Don Mario Marinoni e don Angelo Guerreschi Parizzi fino al 19/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi dal 26/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi, il diacono Raffaele Ferri dal 1 ottobre 2015 fino a maggio 2017 a Soncino e Casaletto di Sopra con Don Mario Marinoni, don Massimo Cortellazzi fino al 09/07/2017 con Don Giuseppe Nevi e don Massimo dal 17/09/2017 ad oggi

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