Auguri o benedizioni?

By Don Fabrizio Ghisoni

La pratica degli Auguri deriva dalla religiosità romana che cerca risposte nei Signa (segnali, messaggi), quando i segni sono buoni allora abbiamo “il favore degli dei” la cosa è “di buon augurio“, se i segnali sono cattivi non avremo il favore degli dei. Chi poteva emettere il verdetto augurale? Solo gli àuguri, che si dice furono fondati da Romolo in persona, all’inizio erano tre poi il loro numero è sempre andato crescendo. Da notare che quel famoso 21 aprile 753 a.C Romolo fu nominato primo Re di Roma grazie al responso augurale.

La cosa funzionava così: l’àugure delimitava uno spazio (Romolo sceglie una parte di cielo e Remo un’altra), nella porzione “sacra” gli animali devono passare e con il loro passaggio (la traiettoria, la velocità ma soprattutto il loro numero) indicano il volere degli dei. È da sottolineare che l’àugure non riporta il volere degli dei ma semplicemente li interroga indirettamente (per non disturbarli nè irritarli) e dai segni trae l’augurio richiesto.

Sono perciò completamente d’accordo con Marx quando afferma: “la religione è l’oppio dei popoli” se si riferisse alla regione romana. Sappiamo di per certo che i romani consultavano i polli sacri prima di ingaggiare la battaglia. Se per avidità lasciavano cadere qualche briciola dal becco, l’esito della battaglia sarebbe stato favorevole. In caso contrario tutto era perduto. Se fosse caduto del cibo a terra, la terra sarebbe stata colpita (infatti puvire significa colpire); se non avessero assolutamente mangiato, ritenevano che stava incombendo un grande pericolo. Era responsabilità del pullarius nutrire e allevare i galli utilizzati a questo scopo (che spesso seguivano gli imperatori nei loro spostamenti). Quando c’era bisogno di rendere favorevole questo tipo di divinazione, sembra che i Romani usassero alterarne l’esito a loro favore, lasciando i polli in una gabbia senza cibo per un certo periodo di tempo, in modo tale che al momento della predizione i divinatori avessero certezza di poter formularne una favorevole. Un pollo affamato che si getta con avidità sul cibo è assai probabile che, dando avide beccate, lasci cadere alcune briciole. Se mangiavano, l’auspicio era favorevole, se poi mangiavano molto avidamente facendo ricadere saltellando a terra particelle di cibo (tripudium solistimum, tripudio perfetto), allora l’augurio era molto favorevole. Era questo un modo semplice per offrire vaticini programmati e personalizzati. Falsati ma di grande impatto e di buon augurio: pensate alla centuria che si raduna prima della battaglia, 100 guerrieri che con ovvio scetticismo e si radunano davanti ai polli, magari gli stessi uomini che in tempo di pace durante le feste scommettevano alla battaglia dei galli; il pullarius libera gli animali nello spazio delimitato dall’àugure, i polli mangiano avidamente, tutti festeggiano: Gott mit uns, gli dei ci hanno mandato il loro augurio favorevole, il morale della truppa è alto, la battaglia avrà più possibilità di successo. Ovviamente in tutto questo c’è un bello spettacolo, un po’ di psicologia ma nulla che abbia a che fare con la religione se non l’àugure che è interessato al suo ruolo scaramantico nell’esercito.

Oggi può apparire irrazionale un tale comportamento ma non dimentichiamo la testimonianza di Tito Livio il quale riferisce “era ben noto a tutti che a Roma nessuna decisione in guerra e in pace veniva presa senza avere prima consultato gli àuguri” (Ab Urbe condita libri, VI, 41), erano dunque fondamentali. L’allargamento del collegio degli auguri nel 300 a.C ai plebei, avvenne dopo aspre lotte politiche. Prima il collegio era riservato ai Patrizi e, guarda caso, tutte le richieste alle divinità da parte dei Plebei erano respinte. Dall’importanza superstiziosa che i romani davano all’augurio ecco nella nostra società dopo duemila anni permane il “rito” della inaugurazione. La richiesta divinatoria per un buon inizio, è normale farla per all’apertura di un locale o di un esercizio. Semplicemente per iniziare l’anno nuovo torna di prepotenza la richiesta e la necessità di “fare gli auguri”. Al rito dell’inaugurazione è sempre associato un “banchetto”, o più per dirla con i moderni “rinfresco”.

Ovviamente la gran parte nella Roma antica affrontavano il fatto religioso come se fosse superstizione, senza crederci fino in fondo, però era necessario sottoporsi a quei riti per “far parte della società”. Un atteggiamento che mi pare di riscontrare ancora oggi. Alla mia affermazione: “non esistono i credenti non praticanti” di solito sono tacciato di intolleranza ma alla richiesta di spiegare ciò in cui che credono affermano di voler appartenere per ragioni di convenienza o opportunismo ma di non poter “credere” per ragioni storiche, filosofiche o ideologiche, senza mai affrontare seriamente il discorso Fede. Ma torniamo agli auguri: quando all’inizio del 2019 ci si scambia gli auguri: cosa significa? che idea della divinità ci sta dietro? Se le parole e il loro significato storico hanno un senso mi pare di poter affermare che dietro ci sia la consapevolezza di una divinità lontana e capricciosa, chiamiamo questa divinità con un nome a noi famigliare ma impersonale: Destino. Egli può ostacolarti ma potrebbe anche favorirti, non possiamo fare granché ma nello spazio sacro della “relazione” che ci lega, come un antico àugure, ti porto la mia vicinanza, il mio augurio, la mia amicizia, ti testimonio che ti sarò sempre alleato “contro le avversità del Destino”, da qui l’augurio: “buon 2019”. Tutti sappiamo razionalmente che non cambierà granché dal 2018 ma “bisogna farli gli auguri“.

Se tu non credessi al mio augurio, se lo “spazio sacro” della nostra relazione in quanto immateriale non è così evidente allora l’augurio viene “delimitato” da linee ben precise. “Limes” in latino significa “confine”, e le linee sono dei bellissimi nastri rossi o del colore adatto. Così l’augurio prende forma e diventa il “Regalo”: uno spazio sacro (la confezione) accuratamente e opportunamente delimitato, irrifiutabile (a caval donato non si guarda in bocca), alla cui apertura è preposto solo il destinatario. Il Regalo è immancabilmente accompagnato da un augurio il quale si presenta sotto forma di biglietto, anche questo debitamente imbustato, misterioso, comunque da aprire, scoprire. Sarà evidente solo il nome del destinatario dell’augurio e all’interno si svelerà la firma dell’àugure. Tutta questa ritualità per imbrigliare e combattere il “Destino” ha a che fare con il religioso. Nonostante il primo comandamento reciti: “non avrai altro Dio all’infuori di me“(è dannatamente intollerante diremmo noi; Lui si definisce “Dio geloso” Es 20,5 nel senso che è geloso quando qualcuno da ad un altro ciò che spetta giustamente a Lui).

Quindi se “Destino” non esiste, se i riti augurali sono solo segno dell’affetto umano chi può consolare quel bisogno di giustizia e di pace che si alza da tutto il mondo al grido “buon anno” se non il Salvatore? I cristiani affermano che la Divinità si sia fatta uomo, per condividere limitazioni e sofferenze tuttavia il Salvatore è entrato nell’umanità per divinizzarla. Per rivelare che il Destino non esiste e che il vero nome di Dio è “Padre”, addirittura amorevole per chi si comporta come figlio. Perciò se diventassimo cristiani potremmo abbandonare gli auguri e scegliere le benedizioni, ovvero parlare con la stessa Parola creatrice del Padre.

Tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

Le Parole creatrici dette dal Verbo sono state pronunciate nello lo Spirito Santo di Dio. L’unico Dio parla, e parla con parole umane, oggi la sua Parola ci raggiunge ancora attraverso gli uomini. Ci sono alcuni “Ordinati” che sono preposti a “dare la benedizione” (su tutti il Papa) ma questo non è un compito solo loro. È una teoria affascinante quella che afferma essere i vescovi nuovi àuguri: tutori del potere istituito, con un moderno Litio chiamato Pastorale e che sono il contraltare religioso al potere politico, spesso complici della stessa corruzione. Se così fosse sarebbe aberrante.

Invece dovrebbe essere affermato il primato dell’unico Dio (quello geloso) tant’è che Lui si è acquistato un popolo da coloro che un tempo erano non-popolo: «la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa » (1 Pt 2,9). Questo popolo è la Chiesa che si divide in membri non per la nascita fisica, ma per la «nascita dall’alto», «dall’acqua e dallo Spirito» (Gv 3,3-5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo. Questo popolo è un corpo solo (le membra sono unite), i membri hanno per Capo Gesù Cristo (Unto, Messia): poiché la medesima unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al corpo, esso è «il popolo messianico». “Questo popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio” Cost. dogm. Lumen gentium, 9. Se a tutto questo crediamo allora è naturale benedire: la benedizione è frutto delle parole dello Spirito che mi giunge dal Capo che è Cristo: non parlerò con parole umane ma con parole ispirate e come san dice san Giovanni “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.” Allora se avremo lo Spirito sarà naturale Benedire e sarà ripugnante augurare.

L’unico problema è la questione di Nicodemo: “Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” Come posso sapere di avere lo Spirito? Chi sono io per benedire? Mi pare che la maggioranza dei sedicenti cristiani oggi pensi: “meglio stare zitti, meglio affidarsi al altre religiosità meno impegnative e più consolanti”, la dignità dei figli di Dio è impegnativa e richiede proprio quel rinascere dall’alto che è il ribaltamento delle visioni umane per guardare serenamente la realtà dal punto di vista di Dio. 

Perciò non mi resta che AUGURARE a tutti di rinascere dall’alto, di riscoprire il vero valore della religione oltre lo scetticismo ancestrale che il neopagesimo oggi esalta e di poter raggiungere la libertà dei figli di Dio.

Più umilmente aggiungo i saluti alla maniera dei cristiani BENEDICENDO: “il Signore sia con voi”, o come dice san Francesco “Pace e Bene” (non è un augurio, sono i doni che lo Spirito Santo dona al cuore che lo accoglie).

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About Don Fabrizio Ghisoni

prete dal 2002, dal 1 settembre 2013 in servizio a Soncino come Vicario con Don Mario Marinoni e don Angelo Guerreschi Parizzi fino al 19/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi dal 26/07/14 con Don Mario Marinoni e don Massimo Cortellazzi, il diacono Raffaele Ferri dal 1 ottobre 2015 fino a maggio 2017 a Soncino e Casaletto di Sopra con Don Mario Marinoni, don Massimo Cortellazzi fino al 09/07/2017 con Don Giuseppe Nevi e don Massimo dal 17/09/2017 ad oggi

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