Quando la Vita non è più un bene primario

Il professor Massimo Gandolfini nella sera di lunedì 12 marzo ha tenuto una competente e puntuale relazione sulla legge riguardante le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) per ciò che riguarda il fine vita.

La sua posizione di medico, cardiochirurgo e psicologo, ci ha fatto conoscere una persona appasionata del suo lavoro tanto da diventare quasi un esperto giurista nell’analisi legislativa per difendere la possibilità di cura; fino a pochi anni fa era ovvia, oggi viene messa in discussione. Quali sono i nervi scoperti della legge sulle DAT? Elenchiamoli.

Il passaggio dalla “Dichiarazione” (che era già riconosciuta) alla “Disposizione” è oltremodo pericoloso perchè va contro il buon senso e affida delle competenze cliniche e scientifiche a chi non le può avere. Se si trattasse di “dichiarazioni” ovviamente il medico deve tenerne nel debito conto e così già accadeva, ora trattandosi di “disposizioni” c’è un vincolo giuridico che umilia la professionalità del medico e potrebbe impedire la cura corretta che normalmente viene scelta dopo la diagnosi. Chiediamoci: è possibile scegliere una disposizione medica prima di aver ricevuto una diagnosi? La legge riconoce questo come diritto ma sembra più illudere la possibilità di autodeterminarsi che riconoscere la realtà dei fatti. Nessuno può sapere di cosa di ammalerà, quali cure il medico potrà proporre e nemmeno l’evoluzione della ricerca scientifica: domani potrebbero esserci nuove terapie più efficaci e meno invasive. Alla luce di tutto ciò la possibilità di dare disposizioni “ORA PER ALLORA” pare almeno azzardata.

Fa problema il superamento della disitinzione tra “Terapia e Cura” che è un tema dibattuto a livello mondiale. La terapia serve a combattere la malattia, la cura è ciò che riguarda la persona e tutto il mondo delle sue relazioni. Esempio: non sono “terapie” tutte le “cure” che i genitori riservano al bambino neonato che se non fosse pulito, alimentato e curato non potrebbe sopravvivere da solo. La legge in oggetto dirime queste riflessioni dichiarando “terapia” l’alimentazione e l’idratazione: diventano cure di cui si può disporre la sospensione. Perché questo sia moralmente possibile al medico bisognerà cambiare il codice deontologico che regola la professione medica. Si è già rinunciato al giuramento di Ippocrate quando si è introdotto nella legislazione l’aborto perciò si può anche andare avanti … ma dove si arriverà?

Il mancato riconoscimento dell'”obbiezione di coscienza” da parte del medico sembra andare contro un diritto costituzionale e non tutela chi vorrebbe prendersi cura. Negli attimi concitati in cui arrivando al pronto soccorso bisogna decidere se rianimare o astenersi dal tentare le cure il medico potrebbe scegliere più facilmente di astenersi perché l’esito del suo intervento non è sicuro. È il principio della “medicina difensiva”. Perché devo tentare di salvare una vita quando potrei essere accusato di “accanimento terapeutico” e di aver salvato una vita “indegna di essere vissuta”? Per esempio: chi resta paralizzato dopo un grave incidente, sarà riconoscente o farà ricorso legale? Come è possibile consultare istantaneamente le sue disposizioni? L’aver posto il principio di “autodeterminazione” sopra al principio “salvare la Vita” apre a una serie di riflesioni e incertezze per il medico che se non fosse nemmeno tutelato dalla possibilità di seguire la sua cosceinza perché obbligato a seguire disposizioni legali sarà forzato alla medicina difensiva: “è meglio non fare che fare troppo”. Perciò è razionalmente probabile l’aumento dei decessi nelle strutture d’emergenza tipo il Pronto Soccorso; le statistiche dei paesi in cui sono in vigore da anni leggi di questo tipo dimostrano che la probabilità diventa realtà.

Il fatto che la questa legge sia a “Costo Zero” ne ha favorito la rapida approvazione ma perché questo strumento possa funzionare sarà necessario prevedere ad un Registro Unico delle DAT così che ogni ospedale d’Italia e del mondo possa attraverso rapida consultazione cosnoscere le disposizioni di ognuno, perchè la dichiarazione consegnata in comune ipotizza una cura legale del sindaco verso i suoi cittadini che è quantomeno utopica.

Alla luce di tutte queste riflessioni il dott. Gandolfini ci ha detto che continua la “battaglia” legale per migliorare le legge, tante osservazioni già presentate alle commisisoni in Parlamento sono state ignorate ma ora nei decreti attuativi si potrà nella nuova legislatura correggere o rispondere alle questioni aperte su cui la Legge non ha preso posizione.

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